L’appello 50 anni dopo

L’appello 50 anni dopo

di Massimo Cappelli

dicembre 2019

A Maurizio.

Bagni Mauro, Benelli Monica, Cannoni Barbara, Cappelli Massimo, Carradori Stefano, Chiti Sandra, De Rosso Daniela, Favi Giacomo, Fedi Giuliana, Fedi Marcello, Filippi Alba, Guidi Roberta, Magni Fabrizio, Malentacchi Erina, Mazza Giovanni, Mazzoni Maurizio, Nencini Franca, Niccolai Patrizio, Spagnoli Jole, Spinelli Eleonora, Tanteri Roberto, Vannelli Lia, Vannucci Marco, Ventura Francesco, Venturi Andrea.

Carpe Diem! Dopo cinquant’anni esatti, abbiamo colto l’attimo che ci era sfuggito all’epoca e dentro ci abbiamo trovato tanto di buono: amicizia, affetto, e spontaneità e in più la spensieratezza, l’entusiasmo e l’energia che appartengono a dei ragazzi di undici anni. Connettersi ai comuni ricordi ha dato a tutti nuova linfa, una rinnovata positività adolescenziale ha coinvolto tutti sul gruppo WhatsApp per quasi due mesi, dove abbiamo condiviso musica, aneddoti, battute goliardiche, sfottò e quant’altro, il tutto propedeutico a realizzare il grande evento. Il 15 novembre scorso, infatti, abbiamo organizzato una cena dove è stato fatto nuovamente l’appello della “Classe 1° D del 1969”. C’eravamo tutti, ad eccezione, purtroppo, di Maurizio Mazzoni scomparso qualche anno fa ma rappresentato da sua moglie Lucilla Rossetti. Venticinque “ragazzi” e quattro professori, oggi quasi… coetanei.

È stato molto emozionante sentire la professoressa Donatella Mirto fare l’appello, pronunciando gli stessi nomi dei ragazzi di cinquant’anni fa, con la sua stessa voce pulita e sicura. La prof. ha chiamato tutti per cognome e nome, e noi abbiamo risposto “presente”. È stato molto toccante quando ha chiamato “Mazzoni Maurizio” perché le abbiamo risposto tutti insieme, in coro e in piedi, ed è seguìto poi un lungo, spontaneo applauso. Non sono mancati nemmeno momenti goliardici, infatti ho inviato un video improvvisato al mio amico Andrea Agresti, e la “jena” di Italia Uno non ha tardato rispondere inviandoci a sua volta un video con un simpatico saluto. La tavolata era disposta a ferro di cavallo e nella parte aperta avevamo messo un altro tavolo con “in cattedra” i quattro professori, formando così una struttura quadrangolare che consentiva di guardarci tutti in faccia. Questo ha dato origine a dialoghi, a canti spontanei e a barzellette da parte di docenti e “alunni”.

I professori erano: Anna Rosa Natalini di lettere che veniva da Firenze, Nicla Mati di francese da Ponsacco, Donatella Mirto di matematica e Luciano Bargiacchi di applicazioni tecniche, entrambi da Pistoia. Sul finale ogni professore ha pronunciato un discorso di ringraziamento ricordando situazioni ed episodi dell’epoca, facendo anche intuire quanto, quel periodo quarratino di mezzo secolo fa, sia stato importante e preparatorio alla vita personale e professionale per loro, poco più che ventenni. I “ragazzi”, alcuni dei quali non si vedevano da decenni, molti di loro pensionati come i professori e qualcuno anche nonno, per la maggior parte abitano ancora nel nostro territorio con eccezione di qualcuno che da tempo si è stabilito altrove: San Casciano, Torre del Lago, Pistoia, San Miniato e Pieve a Nievole.

Visto che la disposizione della tavolata consentiva di vedersi tutti in volto, e dietro al tavolo dei professori avevamo messo un poster della vecchia classe, durante la cena, osservando i presenti e il grande manifesto, in un momento di riflessione ho realizzato che un amico d’infanzia non invecchia mai, perché anche se i vecchi tratti somatici sono un po’ offuscati dagli anni, il cervello attinge sempre dalle informazioni archiviate vedendo l’amico con l’aspetto di un tempo. Un’amicizia risalente all’infanzia annienta il tempo: due vecchi amici, anche se non si frequentano più da decenni, quando si incontrano è come se si fossero lasciati la settimana prima. Ci siamo promessi di rifare l’appello almeno una volta all’anno e sicuramente sarà così. Io credo però che sia importante nel frattempo non perdere il contatto, sperando che il gruppo di WhatsApp continui ad essere costantemente attivo, perché interagire fra noi è salutare e terapeutico. Non c’è cosa più seria di una risata spensierata, del ricordo di uno scherzo puerile o di un vecchio soprannome rammentato. Anche se siamo tutti “diversamente” giovani per guardare ancora al futuro, vorrei affermare l’importanza dei ricordi, perché una persona senza ricordi è una persona senza emozioni.

In questo numero ho voluto scrivere un “Concludendo” un po’ diverso, ma ci tenevo a presentarvi i miei vecchi amici. Poi, se ho fatto qualche errore (come secondo il solito) ho quattro professori che potranno correggere quello che ho scritto.

Buone Feste da me e da tutta la “Classe 1° D 1969

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