di Piera Salvi
settembre 2013
Non è solo la storia di un’azienda, ma la storia di come sono cambiati i sistemi di riscaldamento degli ambienti e per cucinare negli ultimi 60 anni. L’azienda “Marini” fu avviata da Ulisse Marini per il commercio ambulante di carbone e legna e successivamente passò al commercio al minuto di carbone, legna e bombole di gas, utilizzati prevalentemente per uso domestico: per cucinare e per il riscaldamento. Nel 1955, sono Enzo e Dino Marini, figli di Ulisse, a portare avanti l’azienda fondata dal padre prematuramente scomparso. Nel tempo l’attività si amplia e negli anni Sessanta iniziano le forniture di carbone vegetale alla Montedison. I fratelli Marini acquistavano carbone che veniva stoccato nel piazzale dell’azienda e poi caricato in sacchi su autotreni diretti a Mestre. I due fratelli andavano al mercato di Pistoia per incontrare i carbonai della montagna ed accordarsi sulle quantità e sui prezzi.
Dal 1955 però le bombole di gas cominciarono a sostituire la brace che veniva utilizzata per cucinare, messa nelle antiche ‘buchette’ delle cucine dell’epoca, dove sopra si posizionavano pentole e tegami per la cottura dei cibi. «Le donne del vicinato» ricorda Giuliana Vangucci, moglie di Dino «venivano qui con un secchiello per riempirlo di brace, che si vendeva a misura». Purtroppo anche Enzo, il figlio maggiore di Ulisse, muore prematuramente e Dino viene aiutato nell’attività da sua moglie Giuliana e dalla famiglia di Enzo. Alla fine degli anni Sessanta, il commercio di carbone con la Montedison si riduce gradualmente fino a cessare. Negli anni ’60 – ’70 c’è stata anche la fase della legna da ardere in grosse stufe chiamate “cucine economiche” che consentivano di cucinare, scaldare i locali e produrre acqua calda. «Non solo» racconta Giuliana «servivano anche per asciugare i panni piccoli; venivano appesi ad una raggiera che si fissava al tubo della stufa».
Negli anni Settanta la novità è rappresentata dalle stufe a carbone antracite, estratto dalle miniere. Alla “Marini” entrano i figli di Dino, Franco, Antonella e Fabio, che si inseriscono nell’azienda di famiglia. «In quel decennio inizia il riscaldamento a nafta» racconta Franco «con i radiatori nelle stanze. Un combustibile sostituito in tempi brevi dal gasolio. Ma in quel periodo le abitazioni venivano scaldate anche con il kerosene, che si metteva in grosse stufe posizionate negli ingressi delle case, in modo da scaldare tutte le stanze. Le stufe a kerosene sostituiscono quelle a carbone antracite».
Anni Ottanta: ad Agliana arriva il metanodotto e gradualmente si riduce la vendita di gasolio. I primi anni Duemila sono quelli che registrano il periodo più critico per il settore, perché quasi tutte le abitazioni sono ormai allacciate alla rete del metano e devono ancora arrivare le nuove fonti energetiche, finché si torna alla legna ma sotto forma di pellet, oggi molto utilizzato. «Infatti» spiega Fabio, che oggi guida la “Marini gas” «ora il nostro lavoro è concentrato prevalentemente sulla vendita di bombole di gas e pellet, che è ancora una novità che attrae. Vendiamo anche il carbone, ma oggi è usato solo per cucinare alla griglia».
Il gas rappresenta il 70% delle vendite, perché è utilizzato tutto l’anno per uso domestico e per saldature, prevalentemente in edilizia e idraulica. Per il 20% la “Marini Gas” vende pellet, mentre il carbone rappresenta il 10%. Per curiosità ecco i costi di ieri e di oggi. Nel 1973 per scaldare tutto l’inverno una casa a gasolio si spendeva in media 70.000 lire, con la legna circa 90.000 lire, con il kerosene sulle 50.000 lire. Oggi per scaldare una appartamento di 80 metri quadri a pellet si spendono in un inverno circa 600 euro. «Nel 1973» precisa Fabio Marini «con quelle cifre si scaldavano case più grandi».
Foto in alto: Dino Marini con i figli Franco, Antonella e Fabio.
Foto in basso: operai alla lavorazione del carbone nella seconda metà degli anni ’60.