Antonio Noci – il maestro di Montemagno

Antonio Noci – il maestro di Montemagno

di Marco Bagnoli

giugno 2009 

Nasce a Montemagno il 29 febbraio del 1900 e qui trascorre l’infanzia e la giovinezza, sino al servizio di leva del 1918. È proprio sotto le armi che consegue da autodidatta la licenza media. Tornato alla vita civile nel 1920, Antonio riprende a lavorare presso l’azienda agricola della numerosa famiglia. Così come molti dei suoi fratelli, anche lui s’impone l’obiettivo di seguitare gli studi. Diviene istitutore a Firenze e successivamente ad Aosta, dal 1924 al 1926, dove raggiunge il diploma di maestro elementare. Insegna a Siena e a Rapallo, presso due importanti istituti religiosi. S’iscrive all’Università Cattolica di Milano e nello stesso tempo partecipa al concorso magistrale del Comune di Pistoia del 1929, che gli consente d’insegnare nelle scuole del capoluogo.

È a Pistoia che sposa Elena Ferri, anche lei insegnante; si trasferiscono a Bolzano nel 1934. Nel 1938 consegue l’Abilitazione alla Vigilanza nelle scuole elementari presso la facoltà di Magistero di Firenze. Torna a Pistoia nel 1939, dedicandosi tra l’altro ad un corso pomeridiano gratuito per i detenuti. Nel 1942 riceve dal Ministero la medaglia per la proficua attività educativa. Chiede il trasferimento a Forrottoli, presso Tizzana, per l’anno scolastico ’43 / ’44, nel corso del quale si laurea in Pedagogia con la tesi “il pensiero religioso di J. J. Rousseau”.

Nel 1944 la famiglia Noci si ritrova ad ingrossare le fila de numerosi sfollati che sono riparati sul Montemagno. La presenza degli occupanti stranieri si era manifestata in tutto il suo dramma con l’esecuzione di uno studente modenese di diciotto anni, che i tedeschi tenevano alla Fattoria del Santonuovo, ucciso con due colpi alla nuca. Quando un tedesco finì nelle mani dei partigiani il maestro Noci si era sentito in dovere di mettere da parte la sua “investitura” di interprete per quella di difensore della vita umana, insistendo sulla consegna del soldato agli alleati. Dopo la guerra torna a Firenze, dove oltre alla scuola elementare tiene pure un corso per le Guardie Municipali e contribuì all’organizzazione del Movimento dei Maestri Cattolici.

Si recava poi a Quarrata, spesso in bicicletta, per seguirne le vicende nella sua carica di vice-sindaco. Muore il 12 settembre del 1945 a causa di una banale infezione, stretto dall’affetto della moglie e dei cinque figli. Il paese che lo ha conosciuto, retto, equilibrato, gentile e paziente, gli dedica una strada, in memoria del suo grande esempio di educatore e di uomo.

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