Il Bar del Chiuso

Il Bar del Chiuso

di Massimo Cappelli

Archivio fotografico: Jonathan Giuntini. Foto a colori: Stefano Martini

marzo 2019

Come abbiamo scritto in altre occasioni, dalle nostre parti, (anche oggi, ma soprattutto qualche anno fa) il bar era un incomparabile punto di aggregazione; per molti una seconda casa, dove poter condividere passioni, giochi, e dove dare vita ad animate discussioni o a scherzi goliardici.

Oggi, insieme a Stefano Martini, vogliamo ricordare il Bar “del Chiuso”, e soprattutto portare a conoscenza i lettori sull’ultimo raduno degli amici che lo frequentavano, ad una cena fatta al campo sportivo di Casini. Il bar di cui scriviamo era quello vicino alle scuole medie di Via Cino da Pistoia, aperto da Franco Giuntini a fine anni Sessanta, ma dato quasi subito in gestione ad Alfredo Turi e a sua moglie Dora. Proprio per il fatto che si trovava attiguo alle scuole medie, questa attività commerciale era conosciuta da moltissimi giovani studenti nostri concittadini, i quali ci si fermavano soprattutto la mattina per comprare la colazione.

Forse i nostri lettori più giovani non conoscono il significato di “Chiuso”: questo toponimo è nato perché in quegli anni quella zona era veramente chiusa dal torrente Fermulla, dai campi, e dalla collinetta di San Lorenzo. Ci si arrivava solo da Via Dante Alighieri, unica strada di accesso per andare e tornare. Ci racconta Stefano che dai primi anni Settanta, i frequentatori del bar erano composti da persone riconducibili a tre blocchi di età, (in certi casi anche padre e figlio) distanti fra loro una decina di anni o giù di lì. C’erano i nati anteguerra: negli anni Trenta-Quaranta. I nati subito dopo guerra: anni Quaranta-Cinquanta. I  ragazzi, nati negli anni Sessanta. Questi tre gruppi di abituali frequentatori (in totale forse più di un centinaio) convivevano fra loro in armonia e assoluto rispetto condividendo, oltre al gioco delle carte o del biliardo, passioni come la Formula 1, il calcio, le gite in moto o il motocross. Spesso succedeva che erano i più grandi che, proprio come in famiglia, trasmettessero le loro passioni ai più giovani.

Per molto tempo, all’inizio della stagione di Formula1, Franco Giuntini, insieme ad altri amici del bar andavano a Río de Janeiro a vedere il Gran Premio. Oppure, durante il campionato di calcio, quando la Fiorentina giocava in casa, riempivano l’auto per dirigersi alla volta dello Stadio Franchi, in tribuna Maratona, proprio sotto la torre. Ma la più bella attrazione era vedere il barista, Alfredo (Fred) Turi (o “Nitti” come lo chiamavano i suoi coetanei), nelle sue performance al biliardo a cinque birilli, ed ascoltare le sue originali battute.

Adesso il Bar “del Chiuso” non esiste più, nei suoi ampi locali è stata ricavata la vendita diretta del Panificio Giuntini ed un bar più piccolo gestito da Giordano Presi. Alcuni frequentatori dello storico bar, specialmente i più giovani, si riuniscono periodicamente per fare cene di gruppo; all’ultimo ritrovo di fine settembre, però, c’erano più di cinquanta persone, appartenenti a tutti e tre i gruppi di età. Purtroppo qualcuno è mancato all’appello causa…“forza maggiore”, per rammentare solo gli ultimi andati: Luciano “l’Indiavolito”, Fernando Mearini e “Patrizione” Tofani, che ci ha lasciato proprio in questi giorni (siamo ai primi di marzo ndr).

Stefano Martini ci ha raccontato dell’ultimo incontro: «L’ultimo raduno degli amici del Bar “del Chiuso” è stato a fine Settembre 2018. Tre di noi sono riusciti a portare a termine un’idea di alcuni mesi prima, quella, appunto, di riunire tutti i vecchi frequentatori del bar per una cena-ritrovo. Pensa che con alcuni degli intervenuti non avevamo contatti da anni. La serata è andata alla grande, visto che siamo riusciti a mettere insieme ben cinquantadue persone di diverse età. Ci ha accolto la struttura del campo sportivo di Casini, e dopo una cena a base di cinghiale, sapientemente cucinato da Mario (Bacchetta) Leporatti, abbiamo fatto anche le ore piccole, intrattenendoci molto volentieri cantando, accompagnati dalla chitarra del maestro nostrano Carlo (Charlie) Giannini. Sono stati in molti che hanno richiesto di ripetere a breve l’incontro; così ci siamo lasciati con l’impegno di ritrovarsi, magari a Settembre di quest’anno».

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