il giardino di Gianni Testai

il giardino di Gianni Testai

di Carlo Rossetti

settembre 2020

Se dovessimo esprimere un giudizio su di lui come batterista, il parere sarebbe poco lusinghiero. Non che non ne abbia le capacità, ma perché è “cucito” a un complesso di strimpellatori, “I Tontorum”, ai quali si deve adeguare. Si parla di complesso, ma sarebbe opportuno aggiungere “di inferiorità”.

Ma Gianni Testai si riscatta con una serie di attività, fra le quali fa spicco la floricoltura. Una passione nata quasi per caso nel 1969. Prestava il servizio militare a Napoli, ma si rese subito conto che l’aria di caserma non gli si confaceva affatto. Pensò allora all’Ospedale militare come rifugio dove vivere in pace e riuscì a farvisi trasferire. Lì conobbe il Capitano don Vincenzo Caccamo, Cappellano militare, proveniente dall’Ospedale fiorentino di San Gallo, che aveva in custodia le anime dei militari. Gianni indossò il pigiama per qualche giorno, poi ritenne opportuno rimettere la divisa, considerato che aveva soltanto qualche linea di febbre, peraltro immaginaria. Fece ben presto amicizia con il suo superiore e con il manipolo di suore agguerrite addette alla cura della Cappella dell’ospedale. Di lì a poco si trovò a servire la messa e divenne presto il beniamino di tutti, anche in virtù della perfetta esecuzione dei canti liturgici, che mandava in sollucchero le suore. Un giorno il Capitano gli chiese di aiutarlo nella cura dei fiori del giardino dell’Ospedale. Anche questo incarico non fu accolto con entusiasmo da Gianni. Chissà se l’aria di Napoli, lo spirito partenopeo del tirare a campare, fossero la causa della difficoltà ad accettare qualsiasi tipo di lavoro. Piano piano però, il “tarlo dei fiori” cominciò a impossessarsi di lui. Con don Vincenzo si stabilì una vera amicizia, confermata dal fatto che nel 1972, quando Gianni convolò a nozze con la Pola, alla cerimonia era presente anche il suo Capitano che fungeva da officiante “a latere”. Congedato e rientrato a casa, la prima cosa che fece, disponendo di un piccolo appezzamento di terreno di 40 metri quadri, piantò una serie di fiori tanto per cominciare. Poi con il tempo ampliò la zona floreale che si estende ora su una superficie di 2.500 metri quadri.

Lì vi possiamo trovare le rose bacarat, icone del giardino e altri 138 tipi dello stesso fiore; c’è l’ulivo di Patrizio donatogli dal compianto fratello, buganville, oleandri e ornellas. Da un lato, ha ricostruito il Boschetto della Magia dove si possono ammirare la quercia, il leccio, il frassino, la felce. Entrando nel suo giardino a primavera, la bellezza dei colori appaga l’occhio e lo spirito, mentre in autunno, i fiori si stemperano in toni caldi e riposanti. Il profumo contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva. Non potrebbe esserci biglietto da visita migliore e nulla ha da invidiare al celebrato “Giardino dei Finzi Contini”.

Non ce ne voglia Gianni, ma ci domandiamo come un tipo pittoresco e scanzonato come lui, abbia una sensibilità profonda da amare così la natura, in cui include naturalmente anche il mondo animale, ne sa qualcosa Elvis, il suo affezionatissimo cane. Forse non diamo particolare importanza ai fiori, rispetto a tante altre cose, ma basta pensare che ci accompagnano fin dalla nascita sottolineando gli eventi più importanti della vita. Pensiamo anche ai pittori che hanno scelto i fiori come soggetto delle loro tavole e perciò si capisce quanto siano elementi vivi e presenti nella nostra vita quotidiana. Nelle continue visite che Gianni fa al giardino sembra che dialoghi con le sue piante sicuro di essere capito. Gianni dice: «Amici, vorrei farvi capire che un giardino nasce da un semplice vasino di fiori; e per realizzarlo basta osservare la Natura che è la madre che ha generato il più bel giardino di tutti, la Terra». Perciò va tutto il nostro apprezzamento a lui, per l’amore e la cura del mondo floreale e della natura in genere. A proposito, Gianni alla batteria, quando vuole, produce suoni celestiali.

 

Le foto di questo articolo sono state scattate da Daniele Manetti per Legambiente Quarrata. Nelle immagini compare, oltre a Gianni Testai, Lara Credidio; entrambi sono volontari della sezione locale dell’associazione ambientalista.

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