Giulio Meoni – Art director

Giulio Meoni – Art director

di Massimo Cappelli

dicembre 2018

I lettori di questa rivista ricorderanno che più volte ho preso bonariamente in giro il mio lavoro di pubblicitario. In realtà devo dire che ne sono profondamente appassionato, quasi innamorato, e come in ogni innamoramento ho spesso il brivido lungo la schiena che mi sale. Questo succede quando azzecchiamo una campagna, intercettando alla grande il consenso del pubblico e la soddisfazione del cliente. Nella mia agenzia abbiamo fatto pochissime campagne nazionali, mi immagino come gongolerei se vedessi i miei lavori pianificati ad alti livelli. Nella nostra Quarrata, però, c’è qualcuno che è arrivato dove io ho solo sognato di arrivare, è figlio di Morena e Maurizio (due carissimi amici miei) ha ventiquattro anni e lavora a Roma in una grande agenzia di pubblicità. Si chiama  Giulio Meoni, è venuto a trovarci in redazione e gli abbiamo fatto qualche domanda.

Che formazione hai avuto, in quale agenzia lavori e che mansione svolgi?

Ho conosciuto il mondo della creatività in genere abbastanza per caso; sono una persona curiosa per natura, con vari interessi: dalla musica al cinema, dall’arte al design ma non avevo idea di come convogliare tutte queste influenze in qualcosa di stimolante che potesse diventare un lavoro a tempo pieno. Un giorno, sotto Natale ad una cena, parlando di varie cose mi sono imbattuto nello IED e lì, la mia vita è cambiata, ho cominciato il corso di comunicazione pubblicitaria a Firenze e ho scoperto il modo per poter confluire tutti gli input che ricevevo dal mondo in qualcosa che avesse un valore e che fosse stimolante. Dopo tre anni mi sono laureato e sono stato chiamato insieme ad un mio compagno di corso con cui ho condiviso la maggior parte dei progetti dall’agenzia romana GTB, dove attualmente lavoriamo come coppia creativa e nello specifico, io ricopro il ruolo dell’art director.

Qual’è stato l’approccio per arrivare ad una così grande struttura?

Non c’è stato approccio, è accaduto tutto molto velocemente, poche settimane dopo la tesi riceviamo una chiamata dal Direttore Creativo di GTB, nella quale ci spiegò che cercava una coppia creativa, e che, tramite Ogilvy Milano era arrivato a noi, la settimana dopo siamo andati a Roma con una Tesi, una sotto specie di portfolio e la voglia di spaccare il mondo. Credo che la cosa che ci ha fatti apparire in mezzo ad altre coppie creative (anche molto più anziane, già professionisti e con più skills) sia stato non tanto la nostra formazione a questo lavoro, ma la nostra natura, la nostra essenza. Nel primo colloquio ho parlato di me, delle mie passioni, le mie curiosità e quant’altro, uscendo completamente dall’ambito pubblicitario, forse è stato proprio questo; perché credo fermamente che uno può essere un grande utilizzatore di programmi, un grande teorico della pubblicità, ma per arrivare a comunicare alle persone, devi vivere nel mondo, conoscerlo, lasciarti assorbire da tutti gli input che ti dà ed essere curioso, affamato di qualsiasi cosa, oggi va tutto troppo veloce, e noi dobbiamo correre.

La GTB che clienti segue e quali sono i brand e le campagne a cui hai lavorato?

La mia agenzia fa parte del più grande network di agenzie pubblicitarie nel mondo (gestendo un billing pari al 70% della pubblicità mondiale) chiamato WPP, che ha sede a Londra, e all’interno del network ci sono alcune tra le più storiche, innovative e non convenzionali agenzie del mondo. Ci occupiamo principalmente della comunicazione di Ford, su tutti i media nei quali il brand è presente. Abbiamo anche altri clienti chiamati “new business” che cambiano a seconda dei progetti.

Raccontami le tue sensazioni di questo lavoro, partendo dalle intuizioni dallo sviluppo e dal procedimento creativo, al vedere il lavoro pianificato sui media nazionali o internazionali.

Non è la sensazione del lavoro o del progetto in sé, è la creatività in genere. Poter usufruire e attingere dalla mente tutto l’archivio culturale che hai, di una frase sentita in un film visto al mare una sera che pioveva, una mostra d’arte vista per caso in un viaggio, un disco ascoltato per caso in un locale. Tutte queste influenze creano te stesso, chi sei, e poterlo usare per fare qualcosa che abbia un reale valore è veramente estremo! In un certo senso ritengo che quello che faccio sia arte. Poi, ovvio, vedere un proprio lavoro su un billboard di sei metri a Piccadilly Circus è una figata (non l’ho fatto ma mi sto attrezzando). Comunque solitamente partiamo dal brainstorming, una sorta di tavola rotonda fra creativi e social media solitamente, dove spariamo cazzate sul progetto inizialmente, quello che ci passa per la testa, fino a costruire una conversazione, per poi scartare il superfluo e tenere i concetti chiave che riteniamo giusti per il progetto. Possono volerci settimane di lavoro metodico, o basta un’intuizione uscita fuori da chissà quale buco del tuo cervello.

Progetti per il futuro?

Futuro? Che bella parola; il mio futuro non lo so, non a Quarrata ovviamente, forse non in Italia chissà, ma sicuramente continuerò a far sì che la creatività sia la base della mia vita, che poi sia in una agenzia pubblicitaria (forse mia?) o in qualcos’altro non so.Sono sicuro di questo, continuerò a leggere, a vedere milioni di film e serie tv, ad ascoltare musica di ogni genere, visitare mostre d’arte e girare il mondo. Più uno riceve influenze dal mondo, più è stimolato e reinventarsi e fare qualcosa di nuovo, vero, bello, suo.

Prendendo spunto dalla musica, se Vasco Rossi ha scritto “Brava Giulia” io ti dico Bravo Giulio! Continua così! Così giovane e capace di assorbire influenze dal mondo per poi trasmetterle alle masse. Così sveglio e già “affamato” dalla “prima colazione”, continua ad inzuppare tutti i biscotti che hai nella grande tazza del mondo e vedrai, che prima o poi riuscirai, con la comunicazione, a spiegare bene anche il gusto della crema.

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