L’economia locale dopo il lockdown

L’economia locale dopo il lockdown

Daniela Gori. Ph: Foto Olympia

settembre 2020

Ci siamo lasciati tre mesi fa con il numero di giugno di Noidiqua, in cui la paura e il senso di precarietà ereditati dall’infuriare appena vissuto della pandemia erano argomento di molte pagine. Era il periodo in cui si cercava quasi a tentoni di trovare una strada per tornare alla normalità, per tornare a quella vita così come eravamo abituati a viverla prima.

Adesso, a distanza di sei mesi da quel marzo 2020 che difficilmente potremo dimenticare, quando tra sconcerto e smarrimento ci siamo ritrovati a rivedere le nostre priorità, a riprogrammare il nostro presente e di conseguenza il nostro futuro, vorremmo poterci dire che è tutto finito e che tutto tornerà come prima. Ma quello che ci stanno dicendo i notiziari riguardo agli altri Paesi non rassicura, e se la “ripartenza” soprattutto nel mondo del lavoro è stata in salita, è certo che non ci si potrà permettere un altro lockdown. L’economia ha ripreso a girare, anche se faticosamente, dappertutto, e a Quarrata non va diversamente che altrove. Nel primo periodo subito dopo la riapertura, passate le prime settimane in cui la gente ancora era un po’ titubante a uscire temendo di rischiare il contagio, ha cominciato a riprendere il passo il settore della ristorazione, soprattutto per quei ristoranti, pizzerie e bar che potevano usufruire di spazi all’aperto. Complice la bella stagione e la voglia di riprendere a socializzare, abbiamo visto ritornare seduti ai tavolini i clienti, distanziati certo e con le mani sanificate, serviti dai camerieri con le mascherine. Del resto già durante il lockdown molti del settore alimentare si erano organizzati con il servizio a domicilio, consegnando ingredienti per cucinare o pasti già pronti. L’emergenza ha portato anche a ripensare il modo di lavorare, ricorrendo alla formula “da remoto”, e accelerando la digitalizzazione dell’economia. Dovendo obbligatoriamente ricorrere alla gestione degli impegni tramite internet, dopo un primo momento di smarrimento molte aziende si sono convertite al lavoro “agile”, con un impatto positivo sulla sostenibilità. Per gli imprenditori di Quarrata più propensi all’innovazione, una volta messo a regime il sistema digitale nella loro filiera, è emerso il lato positivo delle videoconferenze on line con clienti e fornitori, dove il risparmio di tempo, denaro, fatica sui viaggi di lavoro è adesso entrato a far parte delle strategie dell’impresa. Per contro, l’aumento di fruitori di e-commerce ha dato più lavoro nell’ambito della consegna a domicilio, ma ha danneggiato le piccole imprese. Alla “Ripartenza” però in generale nell’ambito moda e abbigliamento con l’estate c’è stata una ripresa: l’arrivo dell’estate, la voglia di ottimismo e di lasciarsi alle spalle l’inverno freddo e questa primavera da dimenticare, hanno spinto gli acquirenti a frequentare di nuovo i negozi.

Con l’autunno tuttavia occorrerà vedere la reazione emotiva dei consumatori: come saranno gli umori di fronte alla stagione invernale? Chi ha scelto di continuare a lavorare da casa con lo smartworking, sarà più propenso a fare shopping on line? Bisogna anche considerare che in un periodo di emergenza, può facilmente accadere che le persone siano più inclini alla prudenza e al risparmio. Per tutte le attività e le imprese quarratine, in linea con quelle di tutto il resto d’Italia, c’è il punto interrogativo su come affrontare i prossimi mesi, in bilico tra un cauto ottimismo e le previsioni non del tutto positive. Nel comparto moda, tra le mille difficoltà da affrontare, come quella dei campionari che avrebbero dovuto girare proprio quando le aziende sono state chiuse, gli operatori adesso cercano di programmare sul breve periodo. I ristoratori, che quando inizierà la stagione delle piogge autunnali non potranno più utilizzare gli spazi all’aperto, dovranno fare i conti con la riduzione dei tavoli per poter mantenere il distanziamento, mentre resta a gravare il fardello delle spese per tenere aperti locali e negozi. Per tutti, è il clima di incertezza che consiglia la prudenza e imprenditori e titolari di attività commerciali programmano produzione e vendita sul breve termine. Il lato positivo è che il coronavirus ha riportato a apprezzare il lavoro nostrano: anche all’interno dell’Ue sono diminuite le importazioni da paesi asiatici e la tendenza può rendere sempre più appetibile il mercato del Made in Italy.

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