Leonardo Rindi – poeta

Leonardo Rindi – poeta

di Massimo Cappelli e David Colzi

giugno 2019

Nella sua accezione più comune, talento vuol dire dono. Il talento è l’innata attitudine ad operare diversamente da tutti creando arte e innovazione. Chi ha talento regala emozione e stupore connettendosi alla comune sensibilità, suscitando interesse e riflessioni. Ma il talento è stato anche una moneta antica e il suo significato, dopo migliaia di anni, torna ad essere accostato al concetto di denaro. Mai come oggi, infatti, grazie alla critica, al lavoro del management e ai grandi media, chi ha talento e visibilità riesce ad avere molto successo e di conseguenza molti soldi. Ma secondo me i talenti ignorati superano di gran lunga quelli conosciuti e riconosciuti e sono infatti moltissimi gli artisti che non hanno ancora avuto la meritata visibilità. NoiDiQua ve ne presenta uno, Leonardo Rindi, un giovane poeta quarratino che, sono sicuro, non tarderà ad avere il suo dovuto e adeguato consenso di pubblico e critica.

Appassionato fin dalle scuole medie di poesia, Leonardo non usa la rima, ma preferisce seguire la scia dei concetti. Il suo primo libro, “Il Mercante di Sogni” risale al 2007, sponsorizzato dal Lions Club Quarrata – Agliana – Piana pistoiese, mentre il secondo “Uno sguardo di cielo tonante” è del 2018. Se gli chiediamo il perché di questa pausa di undici anni fra una pubblicazione e l’altra, Leonardo non fatica ad ammettere che, dopo un iniziale entusiasmo creatosi attorno a lui, notò tutte le difficoltà, anche economiche, che avrebbe dovuto sostenere per continuare a pubblicare. Così gli accadde quello che talvolta capita agli artisti; entrò in modalità “folle”, nel senso che non riusciva più ad andare né avanti, né indietro. La sua vena creativa si assottigliò e dopo poco smise di sgorgare. Ma da circa tre anni è tornato a comporre poesie e la prima di questa nuova serie non poteva che essere “Nostos”, il cui titolo ci rimanda a una parola greca che significa, guarda caso, “ritorno a casa”. Questa poesia la si può leggere nel suo ultimo libro che fra l’altro è pubblicato per le “Edizioni Remo Sandron”, un’antica casa editrice con sede a Firenze, che nel tempo si è avvalsa di collaboratori del calibro di Benedetto Croce, Giovanni Pascoli e Salvatore di Giacomo.

Indubbiamente, al netto dei sentimenti che vogliono esprimere, cioè l’amore in tutte le sue forme, le poesie di “Uno sguardo di cielo tonante” non sono di immediata comprensione, a partire da come sono scritte, con i vari slash o parentesi e con i frequenti spazi vuoti all’interno dei versi. Naturalmente questi espedienti letterali sono costruiti con intenti precisi; da un lato servono a portare il lettore verso momenti di riflessioni («vuoti d’anima» come li definisce l’autore) dall’altro creano intermezzi, al fine enfatizzare, di arricchire di maggior significato, quanto appena letto nel verso precedente. Potremmo definirli un invito ad entrare nell’emozioni creative del poeta, così come sono nate nella sua mente. Questa nuova costruzione delle sue silloge, non ha riguardato il “Mercante di Sogni”, che risulta essere un’opera più acerba rispetto a “Uno sguardo di cielo tonante”, dove sono contenute anche alcune sue opere risalenti al periodo delle scuole superiori.

Curioso è il fatto che le due poesie che chiudono questa intensa, ultima pubblicazione, non abbiano un titolo; l’autore ci spiega che è per accentuare ancor più il fatto che certi argomenti non necessitano di una prima “barriera”, che è appunto il titolo, il quale serve in prima battuta ad identificare l’argomento e, in qualche modo, a rinchiuderlo. Per convenienza noi le nomineremo usando il primo verso di ciascuna di esse, come è stato fatto per inserirle nell’indice: “Marichi” e “Sei tu”. La prima si rifà ad un testo buddista, mentre l’altra è una dedica, l’unica di tutto il libro.

Fra gli attestati di stima per questo suo ultimo lavoro, va segnalato quello di Ilaria Menghetti, saggista e critico letterario pistoiese, che ha presentato l’autore durante una serata. Un evento che è rimasto particolarmente nel cuore a Leonardo, si è svolto recentemente a Prato, sul tema del fine vita; presenti anche Mina Welby e Beppino Englaro; in quell’occasione ha letto “Il volo degli angeli”, contenuta ne “Il mercante di sogni”, una poesia sull’argomento. Sempre sul medesimo tema, a fine marzo alla biblioteca Lazzerini, in occasione della presentazione del libro di Valeria Imbroglio, compagna di DJ Fabo, Leonardo ha letto “Orme”, un inedito non ancora pubblicato, scritto appositamente per l’evento.

Infine Leonardo Rindi si sta appassionando anche al mondo dei racconti ed è intenzionato a pubblicarli appena ne avrà abbastanza.

Come avrete capito, le poesie di Leonardo Rindi ruotano intorno al suo mondo interiore, alle sue riflessioni, quindi non sono mai rivolte a qualcosa che sta fuori, come un paesaggio o un evento. Tutto parte e si evolve all’interno dell’Io. Crediamo quindi che il miglior modo di concludere questo pezzo, sia citare una frase di Buddha, che probabilmente troverà d’accordo il nostro poeta: “Nella mente ha origine la sofferenza; nella mente ha origine la cessazione della sofferenza”.

 

S’AGAPO

Scavano

           solchi di te

                       /camminamenti d’anima/

memorie imperfette

d’imperfetta passione.

Altrove

          /terra natia di fiamma e dolore/labbra riarse

si bagnano ancora

sull’orlo del calice

                       della     mia

                             libertà.

Serbami           sera

nel caldo tuo abbraccio d’amore

tra pioggia

              e lamento

in morbidi affondi di te.

Ora                   sul tuo viso

              la luce

è sguardo di cielo tonante.

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