Paolo Gori, fisioterapista, e il Concetto Maitland

Paolo Gori, fisioterapista, e il Concetto Maitland

di Daniela Gori

dicembre 2016

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Per trattare i problemi dell’apparato muscolo-scheletrico occorre grande competenza e continua formazione sulle nuove discipline e gli studi sempre all’avanguardia. Per questo Paolo Gori, fisioterapista, ha recentemente concluso un nuovo percorso di studi quadriennale post laurea, il “Concetto Maitland” superando brillantemente l’esame finale abilitante. Si tratta di un concetto di terapia manuale applicato sia nella fase iniziale che durante il trattamento di disturbi funzionali articolari, muscolari e del sistema nervoso. “L’utilizzo delle tecniche del Concetto Maitland” si legge infatti nelle pubblicazioni di questa disciplina “si basa sul ragionamento clinico e tiene in considerazione la Classificazione Internazionale della Funzionalità, disabilità e salute”. Come ci ha spiegato lo stesso Paolo Gori «si tratta di un ragionamento clinico che non parte da supposizioni teoriche ma da studi clinici. È un approccio diverso, più inerente allo studio della casistica, validato da studi importanti».

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Si tratta dunque di un modo di lavorare diverso, che Gori mette in pratica nei suoi due centri fisioterapici, quello di Quarrata in via Cimabue 53, e l’altro ad Agliana in via Giovanni XXIII. In entrambi i centri vengono trattati pazienti con disturbi del sistema neuro-muscolo-scheletrico delle più disparate tipologie.

Le fisio-2più classiche sono le cervicalgie, cervicobrachialgie, patologie della spalla e riabilitazioni della spalla post-chirurgica o traumatica; epicondiliti (gomito del tennista e del golfista), sindromi del tunnel carpale. «Con questo metodo possiamo collocare il paziente in quadri clinici, snellendo la terapia e diminuendo il numero di interventi, anche grazie alla standardizzazione che rende oggettivi i trattamenti». chiarisce ancora Gori «Tutto questo comporta maggiore soddisfazione dal punto di vista professionale perché il paziente vede arrivare più velocemente i risultati. Il trattamento e la riduzione del dolore poi sono alla base di questo metodo, andando a modificare anche il modo e l’intensità con cui il dolore è percepito».

Quello di chi pratica il “Concetto Maitland” è perciò un modo di lavorare diverso, dove l’osservazione del paziente è a 360°. «Almeno il 30% di ciò che viene percepito come dolore, deriva da come una persona è stata abituata a gestirlo nella propria esperienza di vita» prosegue Paolo Gori «però con questo metodo si può riuscire a modificare quadri molto dolenti o cronici, che spesso generano limitazioni sul lavoro e nei rapporti familiari. Fondamentale è il trattamento manuale, a cui per ottimizzare i tempi di guarigione si aggiungono talvolta gli esercizi da fare anche a casa».

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