I Portoghesi – ovvero… per nulla anche un clistere!

I Portoghesi – ovvero… per nulla anche un clistere!

di Massimo Cappelli

giugno 2020

Devo essere sincero, in questo mio spazio, questa volta, mi voglio togliere qualche sassolino dalla scarpa e per farlo userò il modo di dire che dà il titolo a questo “Concludendo”: il termine “Portoghesi”. Prima di tutto però voglio ringraziare le tantissime attività che ogni anno pianificano la pubblicità sul nostro giornale, che ne riconoscono il valore e ne apprezzano i contenuti. La nostra riconoscenza va tutta a loro, perché nonostante le grandi difficoltà (credetemi) è proprio grazie a queste persone che NoiDiQua ogni tre mesi raggiunge oltre 20.000 famiglie della Piana, gratuitamente, e deve continuare così per il semplice fatto che dai suoi lettori è considerato… impagabile. Come si può capire sfogliando le sue pagine, la rivista parla di persone del posto che, grazie al lavoro, alla passione, a conquiste in campo sociale, sportivo o di qualsiasi altro genere, hanno raggiunto eccellenza e notorietà.

Ma torniamo al titolo: “Portoghesi”, oltre che, ovviamente, essere cittadini del Portogallo, è un’espressione che viene utilizzata per intendere chi usufruisce di un servizio senza pagarlo, per esempio imbucandosi tra il pubblico di uno spettacolo senza pagare il biglietto d’ingresso. Il riferimento storico è dovuto ad un re del Portogallo, Giovanni V di Braganza, che nel XVII secolo volle testimoniare la grande ricchezza del suo Paese in diverse capitali europee creando sfarzosi eventi, tutti ad ingresso gratuito. Questo avvenne soprattutto a Roma, dove decenni più tardi, all’inaugurazione del Teatro Argentina per opera dalla potente famiglia Cesarini Sforza, ispirati dalla vecchia idea dei Braganza, gli organizzatori vollero ricambiare la cortesia decidendo che la comunità portoghese sarebbe potuta entrare gratuitamente alla serata inaugurale. Successivamente, visto che mantennero la stessa modalità, una folla di romani, ad ogni spettacolo si presentava costantemente alle casse dichiarandosi portoghese, farfugliando goliardicamente in lingua a voce alta per aumentare il convincimento. Ecco perché da allora, quando qualcuno prova ad imbucarsi dove non gli sarebbe consentito l’ingresso, viene definito “portoghese”. Ecco, ora chi non lo sapeva, sa cosa vuol dire questa affermazione.

E ora veniamo al dunque: spesso succede che qualche azienda del nostro territorio compia un anniversario tondo tondo, o che ci sia una notizia per la quale meriti scrivere un articolo. A tal proposito abbiamo creato una rubrica dal nome “Una Bella Impresa” e attraverso due o tre pagine con testo e foto, raccontiamo le aziende meritevoli. Ovviamente l’articolo, a differenza dell’inserzione pubblicitaria, unico carburante” della rivista, non ha alcun costo, fa parte del contenuto del giornale ed è totalmente scollegato da eventuali inserzioni a pagamento. Una volta concordato e pianificato l’articolo, visto che siamo davanti ad un’azienda, può succedere che proponiamo anche uno spazio pubblicitario, spiegando ai nostri interlocutori che, se le attività del territorio non contribuissero, il suo pezzo non potrebbe uscire, poiché essendo, il giornale, del tutto gratuito, non avrebbe le risorse per essere stampato.

Molte volte prevale il buonsenso, ma altrettante volte, purtroppo, si fa avanti il “portoghese” che è dentro di noi predicando bene e razzolando male. Sapeste quante volte è successo che il nostro interlocutore ci abbia fatto i complimenti più belli relativamente alla rivista, spronandoci ad andare avanti con le pubblicazioni poiché NoiDiQua è ormai l’unico modo per dare voce ad un territorio; che lui ed i suoi famigliari hanno conservato addirittura tutte le copie ed ogni tanto vanno a rileggere quanto è stato scritto negli anni e poi… bla bla bla… bla bla bla. Appena invece gli viene proposto di contribuire apponendo l’inserzione a pagamento, allora la sinfonia cambia: dice che da tempo ha abolito i piccoli contributi a tutti i giornalini sportivi o agli organi delle associazioni, paragonando la rivista che poco prima aveva fortemente innalzato, solo ad uno strumento di raccolta fondi. Ma a noi non piace insistere per cui, anche se notiamo che il nostro interlocutore è restio a frugarsi in tasca, con il suo pezzo usciamo ugualmente.

Ho voluto scrivere quanto avevo in seno, non fosse altro per il fatto che qualcuno possa identificarsi nei miei interlocutori ed anche, spero, vergognarsi un po’. Aggiungo che in molti casi si tratta di aziende solide con decine di dipendenti e presumibilmente con alti fatturati. Stefano Marini, ex Sindaco di Quarrata, che con la sua proverbiale schiettezza è sempre riuscito ad essere calzante in molte situazioni, direbbe: “Per nulla, anche un clistere!”.

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