Spedaletto

Spedaletto

di Massimo Cappelli

giugno 2016

spedaletto

Dedicato a Patrizio e Tomaso Azara.

Quarrata, come sicuramente altre cittadine, non è composta solo da località, frazioni o sobborghi, ma anche da tante piccole borgate il cui nome giunge da tempi lontani, da cognomi e soprannomi, o dalla conformazione del territorio. Per fare qualche esempio: la Villa, il Bagno, la Violina, Bavigliano, Colecchio, le Piagge, Venezia, Coccòa, Saltalà. In queste due pagine voglio provare a raccontare due località: Spedaletto e il Pontagliano, con i loro personaggi e la vita che c’era intorno agli anni Settanta del secolo scorso. 

Il nome Spedaletto risale intorno all’anno mille, una bolla di papa Urbano III infatti, parla, già nel 1090, di uno “spedale” per i pellegrini edificato in “juxta villam Quarratam”. A Spedaletto, già dagli anni Cinquanta c’era la bottega dell’Amabile, un esercizio come tanti di allora, che offriva servizio di bar, tabacchi, alimentari e anche ristorazione. Negli anni Settanta, Maurizio Zingoni trasformò questo locale nell’attuale Bar Olympia, che diventò subito punto di ritrovo di molti quarratini, oggi portato avanti da Andrea e Marco Innocenti, dopo una gestione intermedia di Franco e Luciano Cialdi. Accanto al Bar Olympia c’era il negozio della Carmela che vendeva abbigliamento, maglieria, profumi e un po’ di tutto. Oltre la Carmela c’era l’officina di Mario Tesi meccanico di biciclette e motorini; dopo qualche tempo questa attività passò nelle mani di Giulio Anzivino, già dipendente di Mario. Per qualche anno, una bella signora, Mila Bianchi, aprì un negozio di casalinghi, cristallerie e liste di nozze, proprio dove oggi c’è il negozio del parrucchiere Filippo Cappellini. Purtroppo Mila ci lasciò molto presto a causa di un male incurabile. 

Dall’altra parte della strada c’era la macelleria di Gianfranco Gheri che vendeva le migliori carni della zona. Gianfranco aveva un fratello, Andolfo, che con la sua inseparabile radiolina legata al collo, era diventato la mascotte di Quarrata. Quando Gianfranco andò in pensione, per qualche anno la bottega fu portata avanti da Massimo Fiaschi. All’inizio di Via Boccaccio, proprio nell’angolo opposto alla macelleria, ci fu per un periodo anche la piccola mesticheria di Mauro Lucarelli. Procedendo verso via Vittorio Veneto e il centro, c’erano rispettivamente: sulla destra, la bottega di barbiere di Graziano Cocchi, una delle più antiche di Quarrata. Vicino al Cocchi, fino a che non fu strappato alla vita anche lui, molto giovane, Amerigo di Vincenzo vendeva e riparava televisori. Al lato opposto, più avanti, dopo la fila di case, c’era la merceria storica con attiguo negozio di abbigliamento del Compiani, quasi rimasta uguale ancora oggi. Nel frattempo Maurizio Zingoni aveva ceduto la licenza di Tabacchi a Fernando Frati il quale aveva aperto l’attività gestita oggi da Roberto Giacomelli (ci tengo a dirlo: il più fedele inserzionista di questa rivista). Come ci racconta Alessandro Cialdi, nella tabaccheria di Fernando, gestita dalla moglie Milena Lapini, furono concepite le prime edizioni del Torneo dei Bar. Ad onor del vero, proprio lì, prima del Frati, per un breve periodo, un altro Fernando, ma Gestri di cognome, aprì il suo primo salone automobilistico; più che un salone un saloncino, visto che dentro entrava solo un’auto, e piccola per giunta, mentre un’altra la teneva sul marciapiede davanti. Qualche anno dopo, Valerio Trefoloni che gestiva il negozio di alimentari, oggi di Claudio Bardi, dette vita alla sua prima rosticceria che chiamò “Icche c’è c’è”. Questo fu l’inizio della sua carriera di imprenditore nel catering. 

Per le vie di Spedaletto non era difficile incontrare i vecchietti ospiti dell’Ospedale Caselli, già allora casa di riposo, dopo moltissimi anni di carriera come clinica quarratina. Adesso, purtroppo, la struttura è in rovina e chiusa definitivamente. A proposito del Caselli, una ventina di anni prima, posto nel piazzale sotto all’alberone, c’era il mitico chiosco di Pietro (Pietrino) Maiani, dove si potevano trovare, biscotti, caramelle, bibite e panini. Il chiosco serviva, oltre chi veniva a far visita ai malati dell’ospedale, i pazienti del dottor Athos Capecchi, che aveva l’ambulatorio lì al Caselli

Percorrendo Via Larga verso nord, lasciandoci il Caselli alle spalle, dopo poche centinaia di metri si arriva alla località di Pontagliano, che oserei definire un’appendice di Spedaletto, dove Marcello Cialdi detto “il Lalli”, nei primi anni Settanta aprì, proprio sotto il nuovissimo blocco di appartamenti di Via Matteotti, il Bar del Ponte, altro punto di ritrovo quarratino. Oggi il bar è gestito dai figli del Lalli, Arianna e Alberto, che con la Pizzeria da asporto “Pizzalponte” servono moltissime famiglie. A fianco del bar c’è stato per un breve periodo il minimarket di Mario Pacini, che poi lasciò il posto al negozio di fiori della Fiorenza Orlandi, mamma di Fiorenzo e Luca Giovannetti, che oggi fanno gli ambulanti di biancheria. Più avanti sulla sinistra, prima del ponte, che presumibilmente dà il nome alla località, Claudio Bresci aprì l’America, storico negozio di abiti usati che ancora oggi per Halloween, per Carnevale e non solo, noleggia costumi. Rammentando il Pontagliano e Spedaletto come non ricordare Albertino e la sua innata gioia? Quando lo si incontrava per strada, anche se la giornata stava procedendo storta, lui, sfregandosi freneticamente le mani, ti faceva dimenticare tutto con una delle sue fragorose risate. “Ha ha ha oooioi nini!” 

Questi sono ricordi di paese, anzi, di una piccola parte di esso, dove il tempo, attraverso l’operatività delle persone, scandiva i giorni e scorreva, forse, un po’ più lento di oggi. Lento, come i passi di una signora un po’ ricurva, coi capelli tutti bianchi, che nei suoi ultimi anni, ogni giorno, con fatica, faceva esattamente lo stesso giro sulla malinconica giostra della vita. Era la mia mamma.

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