TREUNO arredamenti – rinnovarsi, rimanendo fedeli alla tradizione

TREUNO arredamenti – rinnovarsi, rimanendo fedeli alla tradizione

di David Colzi

settembre 2019

La Treuno nasce nel 1975 da 4 soci (Tre più Uno appunto) che rilevarono la ditta di imbottiti dove lavoravano da operai. Dall’85, la società è formata dal signor Fortunato Vignozzi, dalla moglie Silvana e dal figlio Filippo.

Fortunato, che è un po’ il volto della Treuno, ha iniziato a fare questo lavoro a quattordici anni, quindi definirlo “espertissimo” di divani e poltrone non è certo azzardato, e difatti l’azienda continua tutt’oggi a produrli in maniera artigianale e la loro qualità attira clienti da tutta Toscana. Nel 1990 si sono trasferiti nell’attuale sede di via Montalbano al civico 415, per offrire ai clienti, oltre al laboratorio, uno spazio espositivo dei loro imbottiti artigianali. Nel 1995 la ditta si è ampliata con un’ulteriore esposizione al civico 420, dove tutt’oggi si trovano cucine, salotti, soggiorni e quant’altro, dei marchi più prestigiosi quali, ad esempio, Scavolini, Calligaris e Sangiacomo. Nel 2013, è stato aggiunto un altro tassello con l’apertura del Centro cucine Scavolini a Pistoia.

Fortunato ci spiega che dividere il lavoro in tre showroom serve a personalizzare l’offerta, andando sempre incontro alle esigenze del cliente. Ad esempio, per quanto riguarda gli imbottiti, la filosofia della Treuno è quella degli artigiani di una volta, in quanto non propongono linee di loro ideazione, né hanno progettisti o designer; semplicemente seguono le indicazioni del cliente, trovando le soluzioni più adatte; naturalmente si inizia a chiacchierare con le persone, mostrando alcuni modelli esposti, che altro non sono che punti di partenza, per fornire qualche idea sulle varie tipologie in produzione. Il discorso cambia per quanto riguarda il resto degli arredamenti di marca; in quel caso hanno progettisti interni che studiano in maniera mirata gli arredamenti più idonei all’esigenze del cliente, sfruttando al meglio ogni ambiente.

Fortunato ci tiene a precisare che in quel reparto (e alla vendita) ci sono cinque donne, e per lui questo è un valore aggiunto, in quanto uniscono alla professionalità, una maggiore sensibilità e gusto estetico. A queste si aggiunge una sesta ragazza che si occupa della parte finanziaria e del rapporto con i clienti. Lo staff della Treuno prosegue con tre collaboratori nel reparto tappezzeria, e poi c’è naturalmente la famiglia Vignozzi, con Fortunato e Filippo, che si dedicano alle pubbliche relazioni, alla vendita e ai sopralluoghi per i rilievi tecnici. Silvana invece, si occupa degli showroom.

Da circa un paio di anni la Treuno è tornata a fare numeri consistenti, dopo aver subito, come tutti, il colpo della crisi; a questo punto Fortunato, vogliamo conoscere i suoi segreti. «Io parto dal presupposto che una crisi è anche un’opportunità per ristrutturare e rivedere un’azienda» ci dice. «Naturalmente nessuno vorrebbe attraversarla, però, se presa nel verso giusto, ti può rendere più forte; d’altronde quando le cose vanno bene, nessuno si pone domande sul proprio modo di lavorare. Voglio dire, oggi non basta più lavorare 12 ore il giorno per portare a casa il risultato, ci vuole una strategia aziendale più ampia».

A proposito di questo, lei è un artigiano di vecchio stampo, anche un po’ “cocciuto” per sua stessa ammissione; quindi avrà dovuto fare un bel po’ di fatica«Io più di tutti ho dovuto superare i miei limiti, aprendomi maggiormente ai consigli di tutto lo staff. E parlando di loro posso dire con orgoglio che anche nei momenti difficili, il nostro organico è rimasto inalterato. E tutt’oggi i miei collaboratori sono fondamentali».

Sia sincero: lei vive per lavorare o lavora per vivere? «Il lavoro è la mia passione, e ci penso anche quando non sono qui, e ripeto, questa crisi mi ha stimolato, facendomi capire che posso fare ancora tante cose. So realisticamente di non essere più un ragazzino e presto o tardi dovrò fare il famoso “passo di lato”, ma per adesso va bene così. Io mi diverto ancora… anche se talvolta sembro un po’ serio» conclude sorridendo Fortunato Vignozzi.

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