Vinicio Gai Organologo, Musicologo, Bibliotecario – prima parte

Vinicio Gai Organologo, Musicologo, Bibliotecario – prima parte

Introduzione Carlo Rossetti. Intervista Carlo Rossetti e David Colzi

marzo 2009

Vinicio-Gai

L’estate, una panchina di notte, lo stormire sommesso dei platani di Piazza del Mercato, dalle cui fronde giungeva il reiterato verso dell’assiolo. E’ su quella panchina che nell’immediato dopoguerra, io e alcuni amici, trascorrevamo le serate in attesa che l’orologio segnasse l’ora per andare a letto. Quell’ora, era sempre le una o le due della notte, ma saremmo andati oltre se non avessimo avuto paura delle legittime reazioni dei genitori. Quindicenni d’allora, parlavamo come è ovvio di ragazze, di Bartali e Coppi, del campionato di calcio, ma non di rado affrontavamo temi anche più impegnativi. Soprattutto facevamo progetti, sognando in cuor nostro un futuro brillante per ognuno di noi. Fra gli amici cari di quelle lunghe notti d’estate, c’era immancabilmente Vinicio Gai, centro dell’attenzione, del quale non si può dire che non abbia avuto una carriera luminosa. Musicologo, Organologo, Bibliotecario presso il Conservatorio “Cherubini” di Firenze, specialista della Lingua Italiana e esperto di liuteria a livello internazionale, ha insegnato all’Istituto di Paleografia Musicale associato al Pontificio Istituto di Musica Sacra, all’Università di Madrid e di Parma, oltre a essere autore di pubblicazioni specialistiche, tanto per citare solo alcune cose che lo riguardano. Per quanto concerne la mia vita invece, comune a quella di tanti altri, non c’è stata gloria, ma senz’altro illuminata dalla costante frequentazione di Vinicio Gai.

 gai-2David: Che cos’è l’Organologia, e cosa significa fare l’organologo di professione?

Difficile spiegare sinteticamente cosa è l’Organologia, perchè è una parola che contiene all’interno di sè una infinità di cose. E’ la Scienza che riguarda gli strumenti musicali, la loro storia, il loro uso, la loro costruzione e la loro conservazione; capirà quindi che parliamo di una materia interdisciplinare, che entra anche in ambiti scientifici, come l’Acustica, la Fisica, la Chimica, la Xilologia, la Metallurgia, la Socioacusia ecc… Sempre per fare una sintesi, le dico che questa scienza è una estensione, una branca, una specializzazione della Musicologia.

Carlo: In poche parole sei un profondo conoscitore di strumenti musicali…

Una volta qualcuno ha detto che “lo specialista è colui che vi sa dire sempre più cose su un argomento sempre più ristretto, fino al punto di sapervi dire tutto di nulla.” (sorride)

David: Come è nata questa passione?

Ho iniziato in orchestra, e poi frequentando il Conservatorio “Cherubini” di Firenze, che ha un museo di strumenti musicali; fu lì che per la prima volta mi resi conto che quel “patrimonio artistico” non veniva conservato nella maniera corretta. D’altronde gli oggetti sono come noi uomini e con l’andare del tempo, invecchiando, necessitano di maggiori cure. E se parliamo poi di antichi strumenti musicali di legno, la cosa si complica ulteriormente perchè bisogna non soltanto mantenerne l’aspetto esteriore, ma si deve stare attenti che non si alteri il suono che producono. Uno strumento musicale subisce non solo le variazioni climatiche come l’umidità o il caldo, ma anche l’incursione di parassiti, come i tarli, che creano veri e propri disastri. Un conto è la conservazione di un oggetto fisico, come appunto uno strumento, altra cosa è la conservazione di un qualcosa di impalpabile come il suono.

Carlo: Bisogna sottolineare che “l’orchestra” dove suonavi, era l’Orchestra stabile del Maggio Musicale Fiorentino…

Si, l’orchestra era una delle più importanti in Italia, ma io ero solo un avventizio, cioè suonavo quando c’era da fare una sostituzione in organico; il mio strumento era il corno. Era sul finire degli anni ’40, e durante le tournèe fatte anche in Europa, ho avuto la fortuna di vedere all’opera personaggi del calibro di Maria Callas. Inoltre in quella stagione musicale sono passati dalla nostra orchestra i più grandi direttori come Bruno Bartoletti.

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David: Leggendo il suo curriculum, vedo che è stato all’estero anche come organologo…

Sono stato in molte città che hanno musei di strumenti musicali anche di un certo spessore internazionale, come Praga, Parigi, Bruxelles, Norimberga, Berlino ecc… In alcuni di questi ho tenuto persino delle conferenze.

Carlo: So che sei stato candidato alla direzione del museo di strumenti musicali di Berlino…

Si, era sul finire degli anni ’60 ed al museo degli strumenti musicali di Berlino, uno dei “Capi” era andato in pensione. Allora un gruppo di amici di quelle parti, che presiedevano la commissione del museo, mi chiesero se ero interessato a diventare direttore. All’epoca la situazione era molto diversa, perchè la Germania era ancora ferita dalla guerra, Berlino era divisa in due dal muro, ed io non me la sentii di intraprendere questa avventura, anche perchè la lingua non era delle più semplici da imparare. Tieni conto che la nomina imponeva che imparassi il tedesco anche nei suoi termini scientifici, per poter trasferire il mio bagaglio culturale dalla lingua italiana. Fui molto lunsingato, come lo sono tutt’oggi, del fatto che quei colleghi avessero pensato a me, ma non rinnego la mia scelta.

gai-3David: Rimanendo in ambito internazionale, vorrei sapere in quante lingue sono stati tradotti i suoi trattati su l’Organologia…

Nelle tre lingue principali: inglese, francese e tedesco. Le dico in tutta sincerità che per le traduzioni mi sono sempre fatto aiutare da miei amici, perchè come ho già detto, le terminologie scientifiche di una lingua non sono così facili da sviscerare. Benedetto Croce diceva: “Le traduzioni sono come le donne, belle e infedeli o brutte e fedelissime”. (sorride)

Carlo: I libri sono sempre stati fondamentali nella tua vita, dico bene?

Certamente! Tutto è cominciato quando ero bibliotecario al Conservatorio “Cherubini” di Firenze, prima di diventare conservatore – responsabile degli strumenti antichi, appartenuti alla corte medicea. Uno dei compiti del “topo di biblioteca”, è quello di tenersi sempre aggiornato leggendo molto e di tutto; da allora sono diventato un grande appassionato di libri. Oggi ne posseggo moltissimi; non li ho mai contati, ma saranno circa 10.000. 

David: E poi ha collaborato alla stesura di due delle maggiori Enciclopedie italiane…

Penso che si riferisca alla stesura del DEUMM della Utet e la Grande enciclopedia dell’antiquariato della De Agostini… 

Continua.

 

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