Clotilde

Clotilde

di Piera Salvi

settembre 2019

Due donne senza tempo, creano capi indemodable, per donne senza tempo. Sono trasformabili, pratici, facili da indossare, con i quali giocare e creare. La fantasia corre sulle stoffe, da chi ha pensato e realizzato quell’idea a chi indossa quelle «idee di stoffa da mettere addosso». Così un abito si può indossare in più versioni, ma può anche diventare tuta, gonna e altro ancora, Con un solo vestito è come avere nell’armadio diversi capi da adattare alle più varie occasioni o solo per sentirsi meglio in sintonia con la propria personalità. Gli abiti creati da “Clotilde” sono tutto questo e non solo: le stoffe sono traspiranti e anti piega, la confezione accurata e l’attenzione ai dettagli fa la differenza. E non passano di moda, tanto che le due originalissime stiliste Costanza Turchi e Silvia Bartolini, hanno creato “L’archivio Clotildiano”.

Il progetto “Clotilde” nasce nel 2003 a Prato, nel centro della città che lega la sua storia a filati, telai, stoffe e pure ai cenciaioli. «Ci siamo incontrate tra capannoni pieni di tessuti, maneggiando stracci e materia prima» raccontano Costanza e Silvia. «Abbiamo imparato a toccare la materia delle nostre idee. Un progetto nato dalla voglia di recuperare abiti abbandonati, lottare contro la deperibilità della moda». I primi esperimenti hanno dato nuova vita ad abiti da bambini trovati tra le rimanenze di un negozio; a calze e calzini diventati simpatiche e originale magliette: le T-sock. Idee di successo e da queste le due stiliste sono passate a capi trasformisti, creati con tessuti nuovi, che consentono a chi li indossa di partecipare attivamente alla costruzione della propria immagine.

Dalla fine del 2005 l’atelier “Clotilde” si è trasferito in locali più grandi nella campagna aglianese, altro luogo legato a telai e stoffe, perché Agliana fa parte del distretto tessile pratese.

Ma cosa vi ha spinto a passare dal centro di Prato alla periferia di Agliana? «Cercavamo uno spazio che assomigliasse a una casa o un salotto e con un giardino» raccontano. «Un luogo dove svolgere il nostro lavoro ma anche prendere un caffè, creare scambi con artisti». Clotilde, infatti, è un luogo di moda, arte e costume, accogliente, profumato, dove tra le collezioni delle due stiliste spuntano anche tracce degli scambi con altri artisti, dove chi entra si sente a proprio agio. Tra di loro, Costanza e Silvia si autostimolano a vicenda, si divertono e la loro ricerca trae ispirazione dall’arte, dalla natura, da geometrie e forme. Professionalmente si confrontano con la moda, ma senza adeguarsi a priori. Erano creati da Clotilde gli abiti indossati al Festival di Sanremo 2009 da Arisa quando, allora esordiente, vinse il Festival.

Silvia e Costanza creano collezioni per negozi in tutta Italia e perfino in Florida, in un negozio di Miami. La loro è un’attività completamente artigianale, dall’idea alla consegna: sono stiliste, sarte, modelle, fotografe… Ogni abito è unico, ha la sua storia, che prosegue in chi lo indossa. Tra le loro creazioni anche costumi per il teatro, dove vantano collaborazioni con uno dei più apprezzati registi teatrali: Massimiliano Civica. E non manca qualche abito da sposa, rigorosamente su richiesta. Le stiliste di “Clotilde” sono donne senza tempo ma al passo con i tempi: negli ultimi anni, infatti, sono in aumento le vendite online. «Il web è una vetrina sul mondo, immediata» commentano. «I nostri abiti rappresentano storie e Instagram ci aiuta a raccontare. Presentiamo i nostri abiti e le loro storie. Capi Made in Italy, realizzati in tessuto certificato, quasi a chilometro zero, nel rispetto dell’ambiente e curiamo molto la spedizione. Il nostro motto è adeguarsi senza snaturarsi, la differenza è la serietà».

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