Adolfo Guerrini – ex direttore BCC Vignole

Adolfo Guerrini – ex direttore BCC Vignole

di Daniela Gori

dicembre 2017

Se si dovesse descrivere l’ex direttore della Banca di Credito Cooperativo di Vignole Adolfo Guerrini (in carica fino al 2009) con una sola parola, è “passione” quella che più gli si addice. Guerrini mette passione in tutto quello che fa: appassionato di motociclette, di mare, di windsurf, di sci, di ballo, e di mille altre cose, che non si limita a guardare in tv o sulle riviste patinate, ma che pratica in prima persona e con lo stesso entusiasmo dei vent’anni. Così lo si può incontrare ancora in sella alla sua moto oppure sulla tavola a vela o ancora instancabile in una sala da ballo insieme alla moglie Laura tra valzer mazurche e cha cha cha.

E non riesce difficile credere che tanto carattere e vitalità siano stati messi un tempo a servizio del suo lavoro, quando negli anni ’70, gli furono affidate le redini della Cassa Rurale e Artigiana di Vignole, che poi sarebbe diventata il Credito cooperativo di Vignole. Era la “banchina”, come la chiamavano tutti, perché all’epoca era una semplice stanza con il retro, dove un giovane Guerrini fresco di studi di tecnica bancaria e contabilità, si ritrovò a dover gestire tutto: dalle responsabilità dei conti e dello sportello al mattino, fino alle luci da spegnere e la spazzatura da buttare alla sera, «Momento in cui si spazzava e si chiudeva, io insieme all’unico impiegato che avevo, il cassiere Roberto Barni» ricorda lui stesso con gli occhi lucidi di commozione nel ripensare al fidato compagno di lavoro di una vita. Il giovane Guerrini aveva già, insieme alla passione per i calcoli e i bilanci, anche tante idee in testa per la sua banca, tutte dettate dal desiderio di offrire un servizio sempre più soddisfacente alla clientela, senza violazioni e irregolarità. «In 40 anni, la Banca d’Italia non ha mai dato sanzioni né a me come direttore, né al consiglio di amministrazione né al collegio sindacale» spiega con orgoglio «nostro scopo era avvicinare il cliente, fargli capire con la trasparenza la nostra onestà, e mettergli a disposizione tutti i servizi nel vero spirito di una banca di credito cooperativo». Nascono così le varie iniziative che nel corso del tempo hanno portato alla crescita della banca a ritmi sostenuti. «Finanziavamo i laboratori e i macchinari degli artigiani a tasso fisso agevolato» dice «per aiutarli a crescere come imprese. Con dei cartelli affissi ogni giorno comunicavamo i tassi di interesse, cercavamo di ascoltare il cliente, e allo stesso tempo di comprendere le esigenze del territorio».

Il direttore racconta di quel periodo che ci può sembrare quasi “epico”, se visto con gli occhi di oggi, ormai così immersi nei problemi della recessione e della crisi degli istituti di credito. «Riuscivamo ad essere sempre in anticipo sui tempi: siamo stati una delle prime banche della zona a pagare le bollette per conto dell’Enel, ad avere il bancomat, a installare la porta antirapina. Nella nuova sede più grande, ad avere la cassa con le attese a distanza, con il numerino, avendo la sala grande, e poi la prima banca in Toscana con lo sportello automatizzato con il “terminale intelligente”, che dava al cassiere la possibilità di fare tutto senza il contabile. Ma devo dire che non è stato tutto merito mio, avendo accanto a me tante persone che mi hanno offerto un valido supporto, innanzitutto l’allora presidente Marcello Cesare Fabbri, che è stato come un padre per me; poi i dipendenti e i collaboratori. Non ho mai avuto motivo di lamentarmi dei miei dipendenti ma piuttosto ho trovato in loro sempre collaborazione e stima certamente corrisposta».

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