Angelo Lo Bracco – fotografo

Angelo Lo Bracco – fotografo

di Daniela Gori

giugno 2016

Prima di parlare di Angelo Lo Bracco artista, bisogna parlare di Angelo Lo Bracco uomo. Conoscerlo di persona infatti è l’unico modo per capire fino in fondo il senso e il significato delle sue opere. Solo passando con lui pochi minuti, osservandolo magari mentre compie i suoi gesti di vita quotidiana, nel suo spazio dove esercita il lavoro di parrucchiere a Catena di Quarrata, si può dare una prospettiva completa alle sue fotografie. Altrimenti si può parlare di bellissime foto, di splendidi soggetti, di posti fantastici. 

Indubbiamente c’è una tecnica considerevole, se si pensa che sono foto in pellicola, sviluppate e solo in seguito digitalizzate. Ma se si conosce Angelo, allora le immagini della sua mostra dicono altro. Dicono di una persona che ha saputo lavorare su se stessa, che per una sua personale ricerca interiore sa di voler uscire dal piccolo involucro in cui tutti per comodità – chi più e chi meno – ci rifugiamo; uscire per aprirsi al mondo. Non c’è interruzione allora tra gli occhi di Angelo e l’obbiettivo della sua macchina fotografica, perché le sue fotografie sono il mezzo per capire il mondo, e non solo per vederlo. “Anche quando parla o saluta sembra che nonostante il sorriso sia ancora dentro il suo mondo fatto di viaggi in India o in Nepal, a sfamare la sua insaziabile voglia di conoscere e capire”, ha scritto di lui Marcello Scuffi

Con la mostra di fotografie al Polo tecnologico nel marzo 2016, replicata anche a Siena, Angelo ci rivela che nei viaggi in terre così lontane da noi, in mondi così diversi dal nostro, ha trovato quanto tutti siamo parte di un unico disegno. Sono immagini di paesaggi, di volti dall’Himalaya, e non si tratta di semplice ambientalismo ecologico, o della curiosità distaccata di certi reportage turistici. Non a caso, Angelo nel 2001 ha partecipato alla trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro” su Raitre con un filmato sulla Patagonia, vincendo come miglior video.

Nel suo sguardo non c’è solo il rispetto per l’altro, ma qualcosa di più. C’è il desiderio di conoscenza. Il viaggio – scrive Angelo Vigliotti nella presentazione del catalogo della mostra – fa tornare sempre diversi e chi vive e sperimenta la vita come un viaggio sa benissimo di vivere due volte, capisce che non bisogna fermarsi […] ma soprattutto riesce ad entrare nel suo mondo interno. Come se certi volti, certi paesaggi, Angelo li avesse già avuti dentro di sé e fosse andato solo a riconoscerli di persona. 

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